La bellezza è nella carne è un progetto fotografico che indaga il corpo femminile come luogo di identità, desiderio e auto-percezione, al di là degli standard estetici normativi.
Partendo dall'iconografia della pin-up — emblema storico del corpo desiderabile costruito per lo sguardo altrui — la serie coinvolge donne curvy chiamate a incarnare consapevolmente quell'archetipo, riappropriandosi della propria immagine e del proprio potere erotico.Il lavoro mette in tensione il rapporto tra corpo rappresentato e corpo vissuto: tra ciò che è percepito socialmente e ciò che è sentito intimamente.
Il progetto si estende in una dimensione pubblica e partecipativa attraverso la creazione di borse con slogan contro il body shaming, che trasformano l'immagine artistica in dispositivo quotidiano di affermazione identitaria.Ogni corpo possiede una qualità erotica originaria: il desiderio di essere visto e accolto così com'è.
Quando la percezione della bellezza è guidata da norme rigide, questo desiderio si anestetizza e produce esclusione, vergogna e distanza da sé.La bellezza è nella carne afferma invece che la bellezza non è un modello ma una presenza incarnata, plurale e irriducibile.
Attraverso la riappropriazione consapevole dell'immaginario pin-up da parte di donne non conformi agli standard dominanti, il progetto restituisce dignità al corpo reale e invita a riconoscere l'erotismo come relazione autentica con sé e con l'altro.Le borse contro il body shaming traducono questo messaggio in azione sociale: rendere visibile nello spazio pubblico un discorso di accettazione e libertà corporea.
Il progetto nasce da una riflessione sull'immagine della pin-up come dispositivo culturale del desiderio: un corpo costruito per piacere, che ha storicamente definito i confini della desiderabilità femminile.
Osservando una fotografia di pin-up, è emersa la consapevolezza che lo stimolo al desiderio che quell'immagine esprime — e per cui è stata “usata” — non appartiene a un solo tipo di corpo ma è una qualità diffusa in ogni essere umano: l'erotismo come desiderio di essere riconosciuto.Da qui l'intuizione di chiedere a donne curvy di incarnare quell'emblema, per interrogare la distanza tra immagine normativa ed esperienza corporea vissuta.
Il progetto si inserisce nel tuo percorso di ricerca sul corpo femminile come territorio simbolico, politico ed emotivo, e si collega alle pratiche artistiche contemporanee che esplorano identità, sguardo e rappresentazione.